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ARMANDO, IL GERUNDIO CHE SUONA - IL “TROVAJOLI TOUCH” ERA LIEVE, ISPIRATO, ESSENZIALE...

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Michele Anselmi per Dagospia

«Non aspettatevi Benedetti Michelangeli, eh!». Me lo ricordo come fosse oggi, invece risale a quasi cinque anni fa. S'era quasi fatta l'ora di pranzo, alla romana Casa del cinema, quando Armando Trovajoli, allora novantunenne, si sedette al pianoforte. Reiventò, in una sorta di improvvisazione jazz, "Roma nun fa' la stupida stasera" e un brano di "Ciao Rudy", per «ricordare Marcello», ovvero il prediletto Mastroianni.

ARMANDO E MARIA PAOLA TROVAJOLI COCCIANTE TROVAJOLI

Il tocco era lieve, ispirato, essenziale, di gran gusto, in platea si commossero in tanti. Anche tra i vip: Carlo Rossella, Giampaolo Letta, Pippo Baudo, Gigi Magni, Ettore Scola, Enrico Montesano, Tullio Kezich, Carlo Vanzina, Bruno Cagli, l'ex ministro Rutelli...

L'occasione era l'uscita di un cofanetto edito da Medusa, «uno scrigno» lo definì Enrico Magrelli, contenente un dvd (il concerto all'Auditorium della musica del 28 aprile 2007), due cd (una selezione di brani tratti dalle commedie musicali e dai film), un libro di 140 pagine (ricolmo di fotografie e testimonianze). Titolo della strenna, nei negozi al prezzo di 39 euro: "Armando Trovajoli, le stagioni di un artista".

ARBORE TROVAJOLI

Dal fondo nero, in copertina, emergeva la bella faccia del compositore: gli occhiali tondi, la barba curata, i capelli bianchi portanti lunghi dietro. «Grazie a tutti, ma non merito tanto onore. Sono solo un modesto artigiano che ha provato a fare del suo meglio», sussurrò alla platea, dando davvero la sensazione che non fosse una posa.

ARMANDO TROVAJOLI E SIGNORA

Il grande compositore di musiche da film (e non solo) è morto qualche giorno fa all'età di 95 anni, ma solo oggi, sabato 2 marzo, la moglie Maria Paola ha reso nota la ferale notizia, in ossequio alle ultime volontà dell'artista. Il quale ha chiesto di essere cremato.

Come l'amico di una vita Dino Risi, che compariva già smagrito nella schietta video-intervista al musicista di Antonello Sarno contenuta nel dvd, Trovajoli era schivo, poco incline alle celebrazioni troppo aggettivate, segnato dalla morte prematura di una figlia. Confessava: «Arrivato a una certa età non sopporti più gli anni che compi, subentra una specie di amara rassegnazione. Vorrei attraversare la giornata del mio compleanno, il 2 settembre, ignorandolo, purtroppo gli eventi, e gli affetti, vanno in un'altra direzione».

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Una sola volta Trovajoli ha fatto l'attore, nel ruolo di se stesso. Il "dentone" Alberto Sordi, nell'indimenticabile episodio dei "Complessi", apriva la porta sbagliata e si ritrovava in sala d'incisione, beccandosi gli insulti coloriti del compositore romano. «La credevo settentrionale», si congedava Albertone, preciso come una mitraglia nello scandire le notizie del tg.

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In effetti, quella di Trovajoli era una "romanità" gentile e mai sguaiata, forse perché armonizzata dal jazz, oltre che da una elegante naturalezza. Però chi se non lui avrebbe potuto comporre le melodie di "Rugantino", "Ciao Rudy", "Aggiungi un posto a tavola" o "Vacanze romane"? E a non dire delle colonne sonore, appunto quasi 300, tra le quali spiccano le innumerevoli composte per Risi, De Sica, Scola.

Un sodalizio mai interrotto, quello con il regista di "Una giornata particolare", che di Trovajoli ha sempre lodato non solo la musica, ogni volta intonata alle immagini, ma soprattutto la qualità umana. «Armando suscita sempre buon umore, anche quando capita di essere un po' aggrondati o preoccupati» dice Scola.

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Quel giorno alla Casa del cinema fu Enrico Montesano, già azzeccato Rugantino a teatro, a strappare il sorriso della platea quando rievocò i consigli di Trovajoli su come pronunciare i versi, cri-cri incluso, di "Roma nun fa' la stupida stasera". «Me la rovinano tutti», protestava il compositore. Mentre Baudo, che quasi si sarebbe messo al pianoforte, paragonò l'ouverture di "Rugantino" addirittura un'opera di Puccini: «Armando è un grande e basta» sancì il Pippo nazionale.

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In quel clima di beatificazione ante-mortem, Trovajoli scelse il basso profilo. Lui, che definiva le proprie mani «da ostetrica, da timbra-lettera alla Posta» in confronto a quelle del "genio" e amico Benedetti Michelangeli, nella sua lunga carriera, iniziata come violinista, ha preso un po' da tutti: da Bach e Mozart, da Ellington e Gershwin. «Ancora oggi quando sto al piano mi sento un diciottenne», gli piaceva dire. E anche quel giorno d'autunno si beccò la standing ovation.

 


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