Giampaolo Visetti per "la Repubblica"
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In Cina anche l'inquinamento del sottosuolo diventa «segreto di Stato». Che la terra e le falde siano avvelenate da decenni di sfruttamento industriale è fuori discussione. Fino a che punto però per il governo deve restare un mistero. Il ministero dell'Ambiente si è rifiutato così di rendere pubblici i risultati di uno studio quinquennale che ha testato 200mila campioni di terreno, di acque sotterranee e di prodotti agricoli, fornendo milioni di dati sullo stato drammatico in cui versa l'ambiente nella seconda economia del mondo. Il segreto, secondo Pechino, è «necessario a causa della sensibilità politica della ricerca».
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Avvocati, ecologisti e scienziati denunciano invece «l'alto rischio dell'atteggiamento delle autorità», che accusano di aver tradito le promesse perché la situazione «è ben peggiore di quella ipotizzata». «La decisione - ha detto l'avvocato Dong Zhengwei - pone a rischio la salute di milioni di persone».
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I veleni che in Cina impregnano intere regioni non sono visibili dagli abitanti. Accade così che i contadini coltivino campagne tossiche, che acque avvelenate vengano usate per l'irrigazione, o considerate potabili. «Nascondere la mappa delle aree a rischio - ha detto il direttore dell'Istituto per gli affari ambientali - espone la gente a conseguenze
tragiche, come il boom delle patologie cancerogene».
Gli «interessi collettivi» sarebbero dunque prevalenti sul «segreto di Stato» e a far aumentare l'allarme è il diverso atteggiamento del governo in occasione dei picchi di smog registrati nella capitale e nelle maggiori metropoli del Paese. Dopo anni di censura, la nuova leadership ha consentito anche ai media di Stato di denunciare come traffico, riscaldamenti a carbone ed emissioni industriali abbiamo fatto schizzare le polveri sottili a livelli «inadatti alla vita umana».
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Una scelta in realtà obbligata, considerato che i rilevatori dell'ambasciata Usa e gli apparecchi di organizzazioni indipendenti certificavano da tempo come in Cina la qualità dell'aria abbia superato la soglia della respirabilità.
Il dubbio che opprime ora i cinesi è che il segreto sia calato sull'inquinamento del suolo perché il suo livello è ancora peggiore di quello dell'aria.
Le ultime ricerche disponibili, del 2006, dimostrano che oltre il 10% dei terreni cinesi erano inquinati e che 12 milioni di tonnellate di cereali erano state contaminate da sostanze tossiche. Gli scienziati calcolano che nel frattempo i numeri siano quintuplicati e pongano la Cina al vertice delle potenze economiche più inquinate. La sostenibilità della crescita diventa così uno dei problemi cruciali per la nuova leadership.
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L'arricchita popolazione urbanizzata non accetta più di morire avvelenata per alimentare la crescita di export e Pil. Sul fronte della corruzione, altra piaga del partito, il prossimo presidente Xi Jinping ha promesso il pugno di ferro. La lotta contro l'inquinamento si rivela più difficile e costosa, ma trasformare i veleni in un segreto si profila come una soluzione destinata al fallimento. Nascondere la verità non pulisce la terra e tantomeno rende i cinesi più tranquilli.