Quirino Conti per Dagospia
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Ai suoi esordi, all'inizio di una sfolgorante carriera, Giorgio Armani si chiedeva scorato quanta parte di quel pubblico che si assiepava plaudente ai bordi della sua severa pedana avesse realmente compreso cosa gli passava dinanzi, carico com'era di rimandi, sottigliezze e criptate allusioni. E se ne faceva un cruccio, persino in qualche intervista; concludendo però che tanto lavoro per una così caparbia idea di perfezione era comunque un valore: per quel che realizzava come oggettivo dovere morale.
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Poi Gianni Versace, Roberto Cavalli, Tom Ford, e naturalmente, su quella scia, tra molti altri, Frida Giannini per Gucci: magnifici volgarizzatori, grandi semplificatori e geni della conciliazione. Cosicché un po' tutti ci si rasserenò di fronte a uno spettacolo eccezionalmente accattivante per disinvoltura e disponibilità.
Ma poiché, grazie al cielo, il dio del complesso e dell'elaborato si era soltanto assopito, ecco che in questa stagione Milano torna ad atmosfere e concezioni stilistiche di estrema ricchezza e sofisticato spessore. Con Fendi e Prada al vertice di sontuose elaborazioni intellettuali.
Ma la questione resta comunque immutata: ovvero quanti, interpretando un simile enciclopedico citazionismo - summa di linguaggi e stratificazione di riferimenti -, sappiano realmente orientarsi in show del genere, sovrastati da coloro che (come al solito) se la cavano con un sospiroso"...modernisssimo!" buono per tutte le occasioni e che poi in realtà non vuol dire proprio nulla. Ci fosse in questi giorni un satellite fisso sul cielo di Milano, capace di registrare i commenti ululati da quanti, appena fuori dai backstage, attendono stretti in fila di omaggiare l'Autore!
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Riascoltandoli, ci sarebbe davvero da riflettere. Ma coraggio, le ragioni di Armani valgono ancora adesso. Soprattutto quando si tenta di ridurre alla norma certe meravigliose eccezioni. Se così non fosse, sarebbe una perdita irrimediabile. Perché complessità del genere sono preziose e rare. E sarebbe davvero gravissimo ricondurle a ciò che si usa chiamare "sano realismo".
Solo gli sciocchi, infatti, possono pensare che la Moda sia una cosa pratica, confortevole, frivola e semplice. Intanto che Dolce&Gabbana riusciranno ancora a lasciare senza parole. E a spezzare il cuore come oggi con il loro superbo show. Tanto glorioso e magnifico da essere persino a portata di mano nel desiderio di chiunque, altero, bellissimo e perfetto com'era un tempo questo paese.